| La regina di Patmos |
All'interno del campanile ottagonale della chiesa di S. Maria di Lucedio si trova un sarcofago che la tradizione lo ha sempre considerato il sepolcro della regina di Patmos.
Si dice che ella, per sfuggire alle troppo insistenti attenzioni del padre, fuggì nel bosco poco fuori Lucedio.
Con un bastone disegnò a terra una riga e questa si sarebbe trasformata in un ruscello che fece da ostacolo tra lei ed il malintenzionato genitore, regalandole la salvezza.
Un più approfondito esame avrebbe dimostrato che l'incisione "RE" sul coperchio del sarcofago sarebbe stata aggiunta a posteriori, vanificando quindi le più superficiali teorie.
Ma la leggendaria figura della regina di Patmos si ritrova ancora una volta nella tradizione aleramica.
Nel 1204, durante la IV Crociata, arenatasi a Costantinopoli, l'imperatore Alessio III e l'imperatrice Eufrosina vennero catturati dal comandante dell'esercito latino Bonifacio, Marchese del Monferrato.
I prigionieri vennero inviati sotto scorta proprio a Lucedio dove rimasero custoditi. Si dice che l'imperatrice Eufrosina, durante la permanenza a Lucedio impazzì ed in seguito morì.
Sono in molti a sostenere che Eufrosina coincidesse con la misteriosa regina di Patmos.
Esistono altre riminescenze che la vorrebbero sepolta a Montarolo e che l'attuale santuario di Madonna delle Vigne sia stato costruito, per volere dell'abate commendatario Vincenzo Grimani, sui resti della cappella che coincideva con la sepoltura della regina.
Altre voci ancora sostengono che fosse stata sepolta insieme al proprio giovane figlio, deceduto prematuramente.
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