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Architettura dell’Abbazia di Lucedio


Considerazioni generali
La conformazione dell’Abbazia di Lucedio ha subito numerosi cambiamenti nel corso dei suoi novecento anni di storia. Tali cambiamenti rappresentano il risultato dell’evoluzione dell’Abbazia che da uno dei primi insediamenti dell’Ordine Cistercense diviene un tipico esempio di grangia vercellese.
La funzione di azienda agricola impone la costruzione di nuovi edifici attorno al nucleo centrale che fossero funzionali alla raccolta del riso e a tutte le altre attività relative al mondo agricolo.
L’originale conformazione dell’Abbazia, infatti, risulta essere idonea a supportare la classica forma della grangia vercellese ovvero un’estensione a corte chiusa.
In realtà il nucleo originario dell’Abbazia di Lucedio non doveva poi differire molto dalla struttura di una tipica azienda agricola attuale.
I monaci cistercensi, infatti, avevano costruito l’abbazia cercando di applicare alla lettera la Regola di San Bernardo, quindi oltre agli elementi essenziali (chiesa, refettorio, ecc.) troviamo tutti quegli edifici e strutture idonee a garntire ai monaci tutto l’occorente per vivere all’interno del complesso (mulino, pozzi, orti e reparti per le diverse attività).
Sicuramente, nel momento in cui i monaci iniziano la fondazione dell'abbazia si curano di erigere gli edifici principali, in primo luogo la chiesa principale.

La Chiesa di Santa Maria di Lucedio
La Chiesa dell’Abbazia di Lucedio, dedicata a Maria, è l’edificio più importante ed affascinante.
Tale chiesa risale alla metà del 1700, eretta sulle fondamenta della chiesa originale demolita nel 1728.
La facciata è in stile barocchetto, arricchita da numerosi abbellimenti aggettanti, così come le pareti interne.
La pianta, di foma rettangolare, presenta angoli smussati e l’interno è caratterizzato da un’unica navata con ai lati una serie di cappellette in stile barocco.
Dello stesso stile risulta essere l’altare che posa sopra una balaustra rialzata di tre gradini.
La volta è interamente affrescata e si trova a qualche metro dal tetto vero e proprio.
La zona presbiteriale termina chiusa da un’abside ed è collegata alla sacrestia e al campanile attraverso una piccola porta.
Nelle cappelle laterali e nella zona absidale sono presenti numerose sepolture riconducibili ad abati e a ricchi signori della zona.
La Chiesa di Santa Maria di Lucedio che siamo abituati a vedere noi oggi è molto diversa da quella originale. Dalle piante ritrovate si può vedere che la chiesa originaria presentava i tratti tipici di una chiesa cistercense: tre navate divise da pilastri non eguali fra loro, transetto sporgente e finale absidato; naturalmente nessun affresco e nessu abbellimento ulteriore: tutto minimale ed essenziale.
In questa struttra appena descritta si ritrovano tutti i collegamenti alla Regola di San Bernardo: i pilastri, diversi uno dall’altro, vogliono probabilmente esaltare il concetto di "Dio come perfezione", pertanto l’imperfezione dell’uomo veniva riprodotta anche nelle sue opere; l’assenza totale di dipinti e abbellimenti, invece, era necessaria in quanto i monaci non dovevano essere distratti da nulla durante le loro preghiere e funzioni, tutto ciò che non era utile al contatto con Dio doveva essere eliminato.
Esistono anche teorie che spiegherebbero l'asimmetria come forma scaramantica.

Il Campanile
Sorge sul fianco della Chiesa di Santa Maria ed è uno degli pochi elementi della strtuttra originaria ancora oggi ben visibile.
Costruito a più riprese, tra il XII e il XIII secolo, presenta una base quadrata con contrafforti esterni sporgenti. Al suo interno, i lavori di ristrutturazione a cura della Provincia di Vercelli, si sono ritrovati più strati di pavimentazione in cotto e un piccolo altare grazie al quale si può pensare che al suo interno venissero eseguite alcune celebrazioni.
I quattro ordini che si erigono al di sopra della base quadrata sono invece molto originali in quanto presentano una forma ottagonale e rendono il campanile quasi unico in tutta Europa (pare che ne esistano solo tre in tutto il Vecchio Continente).
Tali ordini sono divisi l’uno dall’altro da decorazioni in cotto che conferiscono alla stuttura il tipico stile romanico.
Osservando il campanile, tuttavia, ci si accorge che nessuno dei quattro ordini ottagonali è identico: sul primo, partendo dal basso, si apre solo una piccola feritoia sul lato esterno; sul secondo si apre una sola finestrella strombata all’interno, anch’essa sul lato esterno del campanile; sul terzo, invece, la finestrella che abbiamo trovato al secondo ordine si ripete per ogni lato dell’ottagono ed è abbellita da un contorno in cotto che avvolge tutto l’arco superiore. Sull’ultimo ordine, infine, troviamo delle stupende bifore divise da colonnine medievali e perimetro superiore decorato con il cotto.
Alla base del campanile, recenti scoperte archeologiche, hanno riportato alla luce una piccola porta con un arco a tutto sesto, riferibile probabilmente alla cosiddetta "Porta dei morti" in quanto metteva in comuinicazione la Chiesa con il cimitero abbaziale.


Fonti

Storie di Grange: la Tenuta Darola – G.C. La Loggia, M. Marinetto – Edizioni Saviolo 2004
Abbazia di Lucedio. La storia. La visita guidata. Il Restauro – AA.VV. – Sangiorgio Editrice
Marco Piacco


Teses - Vercelli: speleo-archeologia in cavità artificiali
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